Autoclavi

Il termine autoclave, moderno portmanteau costituito dal prefisso di origine greca auto- e da clavis, ossia “chiave” in latino, indica in senso stretto un tipo di chiusura ermetica in cui la differenza di pressione positiva tra l’interno e l’esterno del recipiente agevola la tenuta. Il sistema cioè si “chiude da solo”

Nelle autoclavi per sterilizzazione a vapore, l’azione microbicida è data dal calore. L’acqua viene fatta bollire in pressione, creando vapore saturo, che va a condensare sul carico da sterilizzare, riscaldandolo. Per garantire che il vapore raggiunga in maniera efficace tutte le parti del carico, è necessario rimuovere l’aria dalla camera di sterilizzazione, in quanto questa crea delle zone più fredde nelle quali la temperatura potrebbe rimanere al di sotto di quella di sterilizzazione. Se il carico da sterilizzare presenta delle cavità o delle porosità è inoltre necessario rimuovere l’aria da questi volumi, in modo che vi possa penetrare il vapore. Per la rimozione dell’aria esistono diverse tecniche, come usare un flusso di vapore che attraversa la camera di sterilizzazione o effettuare delle fasi di vuoto prima della sterilizzazione, nelle quali l’aria viene asportata con una pompa a vuoto. Se l’autoclave viene caricata con carichi confezionati, è necessario che al termine della sterilizzazione sia in grado di asciugare il carico in modo da minimizzare il contenuto delle condense. Una presenza elevata di condense può infatti far decadere l’effetto barriera della confezione (che in genere è fatta di carta o tessuto) e favorire la crescita di substrati batterici. Lo standard per la sterilizzazione in ambiente di laboratorio è di 20 minuti a 121 °C alla pressione di 2 bar 

Il sistema ad autoclave viene impiegato anche per la chiusura dei recipienti in pressione nei quali si sterilizzano gli strumenti chirurgici tramite vapor d’acqua. A seconda delle dimensioni della camera di sterilizzazione, le autoclavi per sterilizzare a vapore si dividono in grandi e piccole. Le autoclavi grandi sono quelle in grado di accogliere al loro interno un modulo di sterilizzazione, che è un parallelepipedo immaginario di dimensioni 300 mm × 300 mm × 600 mm. Le autoclavi piccole hanno un volume insufficiente ad accogliere il modulo di sterilizzazione.

Le normative di riferimento per le prestazioni di sterilizzazione variano a seconda che l’autoclave sia classificata come grande o piccola.

Le tre classi definite nella norma EN13060:2010 sono:

  • Tipo B (B sta per big sterilizers)è un ciclo del tutto simile ai cicli eseguiti dai grandi sterilizzatori ospedalieri permette di sterilizzare e asciugare tutti i tipi di carichi definiti nella norma.
  • Tipo N (N sta per naked) è un ciclo che è in grado di sterilizzare solo strumenti solidi (non cavi) non imbustati, questo tipo di ciclo non permette lo stoccaggio degli strumenti.
  • Tipo S (S sta per specified) è un ciclo tra l’N e il B, il produttore deve dichiarare quali carichi si possono sterilizzare utilizzando quel ciclo e se lo stesso sia in grado o meno di asciugare i carichi specificati.

La normativa stabilisce le categorie di carico in base alla difficoltà d’esposizione al vapore saturo, le categorie sono:

  • a) Solidi, senza spazi cavi.
  • b) Cavi tipo A, con spazi cavi profondi e stretti (il cui rapporto diametro/profondità varia da 1/5 a 1/750, secondo la norma UNI EN 13060).
  • c) Cavi tipo B, con spazi cavi poco profondi e larghi.
  • d) Porosi, ovvero carichi complessi che trattengono aria prima del ciclo e umidità dopo.